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La ceramica vietrese

Fabio Bisogno - 10.03.2007

     Ogni secolo, ogni dominazione ha dato la sua impronta alla ceramica. Se i Greci della Magna Grecia crearono la ceramica decorata con le figure rosse e gli Etruschi furono molto estrosi nelle loro decorazioni, se i Romani fecero assurgere quest'arte al massimo dello splendore,

Magna Grecia Ceramica Etrusca Ceramica Romana
Ceramica greca, etrusca e romana

se gli arabi apportarono i loro disegni "arabeschi", caratterizzati da foglie di acanto arricciate e da spirali, si deve all'esperienza degli ebrei che risiedevano a Salerno la scoperta dell'invetriatura, usata nella produzione dei vasi farmaceutici della famosa "Scuola Medica Salernitana", chiusa dal re di Napoli Gioacchino Murat con il decreto del 29 novembre 1811.

Ceramica farmaceutica Scuola medica salernitana Gioacchino Murat
Vasi farmaceutici della Scuola medica salernitana (chiusa da Gioacchino Murat nel 1811).

     Il vasellame di terracotta, infatti, presentò fin dall'inizio un grosso inconveniente: la porosità, che rendeva gli oggetti permeabili. Con l'invetriatura, ossia la sovrapposizione all'argilla di un rivestimento vitreo ottenuto con la fusione del silice ricavato dall'arena e combinato con l'ossido di piombo, i manufatti uscirono dalle fornaci in tutta la loro bellezza, compatti e brillanti ed in seguito vennero decorati con vernici a base di ossidi metallici.

Maestro ceramista arte della ceramica

     La storia della Ceramica Vietrese risale al quindicesimo secolo, periodo in cui si videro le prime botteghe in prossimità di Cava dei Tirreni, a pochi passi da Amalfi, all'epoca amministrato dall'antica Abbazia benedettina della Santissima Trinità (Badia di Cava).

Beato Mariano Abbazia benedettina di Cava
Beato Mariano, abate dell'Abbazia benedettina di Cava dei Tirreni.

     I primi artisti di cui si hanno testimonianze sono: Matteo Cassetta, Angelillo Loffredo e Matteo Di Stasio. Nella lunga attività di ceramista il Di Stasio produsse numerosi lavori destinati ai Monasteri. Ricordiamo, ad esempio i 3000 "quatrelli de creta" lavorati per il Monastero di San Severino di Napoli ed il pavimento in riggiole per il Monastero di San Giorgio di Salerno. Altri maestri ceramisti furono Pizzicara e Frezza giungendo così agli inizi del diciassettesimo secolo.
     Fu intorno al seicento che la produzione della ceramica iniziò ad articolarsi nella produzione di pavimenti, come quello in cotto raschiato che si trova nell'antica sala della biblioteca della Certosa di Padula.

Certosa di Padula
La Certosa di Padula conserva al suo interno il pavimento in cotto raschiato vietrese.

     Oggi, a parte un catino medioevale custodito nell'Abbazia di Cava, il manufatto ceramico più antico è una targa devozionale del 1627, murata in località Raito, rappresentante un crocifisso con accanto un San Francesco d'Assisi e Sant'Antonio da Padova.
     Nella seconda metà dell'ottocento aumenta la richiesta di pavimenti in ceramica, le riggiole, non tanto per i conventi o le chiese, ma per i palazzi e le abitazioni civili. Di quel periodo è la nascita della dinastia dei D'Agostino, maestri ceramisti specializzati nella realizzazione di mattonelle maiolicate a grande disegno unico.

ceramica D'Agostino
Nel 1823 a Salerno nasce Antiche Fornaci D'Agostino.
Ancora oggi realizza le riggiole, piastrelle ceramiche, utilizzando le antiche tecniche.

     Risolgono, comunque, a tale periodo le mattonelle votive sparse nelle stradine di Vietri e di tutta la Costiera Amalfitana.

La costiera amalfitana:

Vietri sul Mare, Maiori, Ravello, Amalfi, Positano.

Vietri sul Mare Maiori Ravello
Vietri sul Mare - Le sue caratteristiche stradine, ricche di botteghe, adornate di ceramiche colorate.
Maiori - Chiesa di Santa Maria a Mare con la caratteristica cupola emisferica in maioliche verdi vietresi.
Ravello - Villa Cimbrone. Rare ed esclusive le piastrelle del pavimento della suite in cotto decorato, realizzate a mano dagli artigiani vietresi nei primi anni del ‘900.

La costiera - Amalfi Amalfi 2002 Nationi Unite - Amalfi
Amalfi - Cattedrale di Sant'Andrea con la caratteristica cupola emisferica in maioliche verdi vietresi.

Positano
Positano - Chiesa di Santa Maria Assunta con la caratteristica cupola emisferica in maioliche verdi vietresi.

     La produzione ottocentesca presenta soprattutto vasellame e oggetti di uso quotidiano: brocche, bottiglie, vasi, ciotole, piatti, zuppiere, lucerne, tutti rigorosamente dipinti a mano. I motivi decorativi sono semplici, di carattere floreale con inseriti elementi zoomorfi come il celeberrimo galletto di Vietri, o un uccello o un polpo.

brocca piatto lucerna

     Nel corso dei secoli uno dei periodi più fiorenti per la ceramica vietrese si ebbe negli anni Venti e Trenta quando soggiornarono a Vietri sul Mare, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, numerosi artisti del centro Europa che lavorarono nelle botteghe dei ceramisti locali dando vita al cosiddetto periodo "tedesco". Già nel 1924 presso la fabbrica "Fontana Limite", l'esperienza di Gunther Studemann e Richard Dölker, Irene Kowaliska, Margaret Thewalt Hannasch (detta Bab), Marianne Amos, permise la maturazione di una stagione artistica molto felice. La loro produzione attinge dal repertorio naturale ed umano: pescatori, barche, donne e bambini, la luna ed il sole, i fiori ed infine il caratteristico asinello che proprio i tedeschi Dolker e Kowaliska privilegiarono.

Dolker - Asinello verde
Asinello verde realizzato dall'artista tedesco Dolker

     Ricchissime furono le produzioni delle altre fabbriche, a volte attive già nell'Ottocento, come gli Avallone e i Pinto, vere dinastie del mondo ceramico vietrese, o la Ceramica Artistica Solimene.

Pinto

     Don Vincenzo Pinto negli anni venni ospiterà prima Barbara Margarete Thewalt-Hannasch “Bab” e poi Irene Kowaliska, morirà nel 1939 lasciando la conduzione della "faenzera" alla moglie ed ai figli. Dal 1948 al 1952 la Ceramica Pinto viene affidata alla direzione artistica dello scultore ungherese Amerigo Tot, che nel 1949 realizza il bassorilievo della tettoia della Stazione Termini di Roma. Di quegli anni è la collaborazione con il pittore Giuseppe Capogrossi, esponente di primo piano del gruppo di artisti della cosiddetta “Scuola Romana”.

Amerigo Tot Giuseppe Capogrossi
Opere di Amerigo Tot e Giuseppe Capogrossi

Solimene

     Nel 1951 giunge a Vietri un architetto torinese Paolo Soleri e decide di fermarsi per apprendere l'arte della ceramica. Dall'incontro con un giovane ceramista, Vincenzo Solimene, desideroso di lasciare la fabbrica paterna e di mettersi in proprio per dare un impulso nuovo e nuove forme alla ceramica dopo i duri anni della seconda guerra mondiale, nasce un fortunato binomio che avrebbe fatto conoscere in breve la ceramica vietrese al mondo intero. E' di Soleri il progetto di quel prodigioso monumento dell'architettura contemporanea che è la nuova fabbrica di Solimene, che svetta con le sue torri e le sue sfavillanti piastrelle sull'incrocio della nazionale Salerno-Cava dei Tirreni.

Architetto Paolo Soleri
Paolo Soleri dopo l'esperianza vietrese si trasferisce in America e realizza il suo progetto Arcology.

ceramica Solimene
Cartolina - Ceramica Solimene realizzata dall'architetto Soleri nel 1951

Fondazione Museo Artistico-Industriale Manuel Cargaleiro

     Dal 2003 Vietri sul Mare ospita la Fondazione Museo Artistico-Industriale Manuel Cargaleiro ed il Museo Nazionale di Azulejo (Portogallo) in onore del maestro Manuel Cargaleiro, aprirà una sala tutta arredata da pannelli ceramici realizzati a Vietri sul Mare nelle Manifatture Ce.Ar. e L'Archetto. Le poste portoghesi hanno emesso una serie di tre francobolli il 16 marzo 2002, di cui due dedicati alla ceramica vietrese dell'Artista.

ceramista M. Cargaleiro
Composizione floreale del maestro Cargaleiro.
Opera del 2002 conservata nel Museo di Vietri


          Grazie a queste storiche tradizioni, oggi Vietri può fregiarsi, per legge dello Stato italiano, del titolo di Comune di antica tradizione ceramica.

Vietri sul Mare
Affrancatura meccanica - Vietri sul Mare Comune di Antica Tradizione Ceramica.

     Ma la storia della ceramica di Vietri è scritta anche nel paesaggio: sulle mattonelle inserite nelle murature esterne ed interne delle case o incastonate nelle stradine tortuose dei paesi della costiera amalfitana. Vietri sul Mare e gli altri centri della zona diventano, così, un museo all'aperto.

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